Il reticolo viario, anche di antica formazione ha influenzato la nascita e l’evoluzione sul Territorio di Valle di Beni di alto valore  storico e culturale collocati in scenari paesaggistici di riconosciuto valore. L’analisi del contesto ci rimanda ad una serie di siti fortificati, testimonianza di complesse vicende storiche e sociali che hanno influenzato anche la fondazione e lo sviluppo di insediati e nuclei abitativi ancora oggi esistenti e densi di stratificazioni. I linguaggi artistici e architettonici appaiono infatti condizionati dalla posizione geografica della Valle,  Territorio di collegamento e di connessioni culturali  tra   Marchesato dei Ceva, di origine aleramica e la presenza carrettesca dell’entroterra savonese, senza dimenticare le influenze genovesi e provenzali riscontrabili negli apparati decorativi dell’architettura civile e nei cicli pittorici religiosi del tardo Quattrocento.

Torri e Castelli appaiono ben visibili dai tracciati ideali che segnano la Valle (Fiume e Ferrovia) e si amalgamano nella geomorfologia del paesaggio modellandolo e subendone le influenze, in un delicato equilibrio tra paesaggio antropizzato e paesaggio naturale. I siti aleramici sono visitabili (Nucetto, Bagnasco, Alto) o raggiungibili dall’organizzato sistema di sentieristica catalogato dalla Regione Piemonte (Perlo, Priola, Garessio, Ormea).

I nuclei insediativi storici e i centri storici hanno nel tempo accumulato un notevole valore storico culturale ed estetico. Alcuni hanno mantenuto le connotazioni originarie (Borgo Maggiore di Garessio e Centro Storico di Ormea e Centro Storico di Ceva) in un intricato succedersi di piccoli slarghi, piazzette, vicoli, mentre altri di dimensioni minori sono qualificati dalla presenza di complessi religiosi di pregio (complesso di origine Antoniana del Borgo di Bagnasco, Nucleo di Santa Giulitta a Bagnasco).

Infine i beni sparsi che rappresentano una categoria di manufatti architettonico- religiosi, spesso arricchita da cicli pittorici di gran pregio che qualificano ambiti insediativi non urbani e ricoprono importanza documentale in ambito religioso, artistico, architettonico o archeologico.

Valori identitari. L’insieme delle tematiche esposte convergono a formare il Patrimonio Culturale della Valle ben definibile come heritage, non tanto nel senso letterale di bene raro e di pregio, quanto bene avente carattere identitario in grado di veicolare valori e memoria.

Al patrimonio paesaggistico naturale e antropizzato, quindi si vanno ad aggiungere le Comunità di Paese e la loro varia fenomenologia, tra cui la ritualità (feste, processioni, pellegrinaggi etc.), le memorie orali (fabulazioni, storie di vita, patrimonio immateriale in genere), i saperi tradizionali (abilità e tecniche lavorative, pratiche artigianali, tecniche del corpo etc., e loro modalità di trasmissione): in questa direzione emergono tra gli altri il Mortorio di Garessio, Il Bal do Sabre di Bagnasco, tradizioni rispettivamente sacre e profane, tramandate da secoli.

Riflettono l’identità del sito anche i musei, luoghi di raccolta di sistemi complessi di oggetti che, nel loro insieme e nelle loro interrelazioni, strutturano una cultura identitaria di territorio. I Musei etno-antropologici (“La Casa”  a Ormea, Museo dell’Alta Val Tanaro e Museo della Ferrovia Ceva e Ormea a Nucetto) ad esempio, sono uno strumento di analisi della realtà; rappresentano il nostro modo di rappresentare e documentare una porzione di realtà, da noi distante nello spazio, nel tempo o nella struttura sociale, ma con forte capacità testimoniale e di dialogo con il qui e ora che contrassegna la nostra modernità. Nella stessa direzione si collocano i Musei del Polo Culturale della Città di Garessio costituiti dal Museo Archeologico, dalla Pinacoteca e dall’Archivio Storico.

A Nucetto è presente anche il Museo Ferroviario Della Linea Ceva-Ormea,  sapientemente allestito su un vagone ferroviario in disuso posizionato nel magazzino merci della Stazione Ferroviaria. Nello stesso comune Il Percorso Della Miniera  appare come un vero museo all’aperto, ricco di suggestione e di storia.

A Garessio istituzione fondamentale è il Museo  Civico che dal 1970 espone una serie di reperti archeologici e geologici provenienti in parte dal territorio circostante, in parte da ambienti geograficamente molto distanti tra loro. Fondamentali  i pezzi provenienti dai dintorni di Garessio, rinvenuti sia nel corso di tre campagne di scavo all’Arma del Gray, sia in occasioni fortuite, che costituiscono preziosi indizi per la ricostruzione della storia della Val Tanaro. La Pinacoteca Civica, infine, espone oltre 150 quadri di pittori italiani e stranieri.
Numerose e di grande valore le opere del famoso vignettista, caricaturista ed acquerellista Eugenio Colmo, in arte “Golia”, a cui è dedicata la Pinacoteca, e del fratello Giovanni Colmo, noto paesaggista, entrambi torinesi e  garessini d’adozione,
Tra i molti artisti da segnalare R.W. West, D. Diey (inglesi di fine ‘800), K. Hegedusic, R. De Lyques, Boffa, Chicca, Chieco, I. Decalage, Fico, Fogliati, Gabbiani, Gagino, Mario Giugiaro (noto paesaggista garessino e padre del famoso designer Giorgetto Giugiaro), Lattanzi, M. Lattes, Morscio, T. Michelotti, Paulucci, Roggino, Rosaldo, Sabatini e molti altri pittori locali, nonchè una pala d’altare del ‘600, forse della scuola del Moncalvo (Guglielmo Caccia), con una Madonna tra due Vescovi e le anime del Purgatorio.

Percorsi Di Fede. Tra le diverse componenti dell’attrattività del Territorio, estremamente importanti appaiono le tematiche legate alla devozione popolare. Sicuramente è di primaria importanza la già citata manifestazione del Mortorio (Garessio) che offre ogni quattro anni, nella Settimana Santa, un momento religioso di grande suggestione. Il Mortorio è la rievocazione scenica della deposizione del corpo di Cristo dalla Croce che si rappresenta da sempre nell’antico Oratorio di San Giovanni al Borgo Maggiore.  Sacra Rappresentazione superstite risalente al 1400 che vide trasformarsi in più agile e viva azione scenica le ormai invecchiate “Laudi a dialogo”, originarie del Centro-Italia. Il testo della “Recita” del Mortorio fu importato in Alta Val Tanaro e visto peraltro l’entusiasmo che l’embrionale bozzetto suscitava tra il popolo, qualche “teologo” locale stese in modo relativamente più completo il primo scritto, poi scomparso e rimasto a lungo nella sola tradizione orale. Di grande suggestione è Festa della Madonna del Lagonel comune di Altoe della relativa e tradizionale Processione dei Cristi. La processione, di eccezionale  impatto scenografico, è caratterizzata dalla “Cassa” che rappresenta la Visitazione di Maria a Santa Elisabetta, dai priori vestiti con le caratteristiche cappe bianche e da varie confraternite liguri e piemontesi che portano in processione attorno al Lago i cosiddetti “Cristi”,   altissimi crocefissi variamente e vistosamente decorati.  Di minore impatto, ma con una forte legame alla tradizione e al territorio, appaiono la Processione di San Giovanni Battista nel giorno del Santo a Garessio Borgo, la Processione di Santa Giulitta in Bagnasco, antico rito legato ad ancestrali tradizioni pagane del sito caratterizzato da sempre dalla presenza di un eterno femminino immutato nei tempi. La Processione  del Corpus Domini, in Ormea, si svolge sotto un soffitto di ghirlande di maggiociondolo intrecciato in ghirlande nella giornata del il sabato. Le ghirlande di fiori vengono sospese ai primi piani delle case fino a formare un vero e proprio soffitto di fiori. Questa particolare infiorata, che prevede appunto la sospensione dei fiori piuttosto che il lancio di petali al passaggio del Santissimo o lo spargimento degli stessi ad ornamento della strada, costituisce l’unicità di questa tradizione religiosa antichissima.

Fulcro della religiosità della Valle è il Santuario Mariano di Garessio in Borgo Valsorda, conosciuto e celebrato fra i più insigni santuari d’Italia costante meta di pellegrinaggi e visite.

L’emergenza architettonica simbolo, è senza dubbio il Castello di Casotto – residenza reale del Piemonte. In origine monastero certosino, fu acquisito dai Savoia e trasformato in castello di caccia da Carlo Alberto: il progetto riuscì a combinare in modo magistrale la semplicità di un ex convento con lo stile monumentale che si addiceva a una residenza sabauda.

La certosa, tuttavia, non fu mai luogo di rappresentanza ma di svaghi privati: qui Vittorio Emanuele II, il re cacciatore, organizzava imponenti spedizioni venatorie e la principessa Maria Clotilde trascorreva l’estate. Ancora oggi, frammenti della vita di corte emergono dalle camere da letto con arredi originali e dalle cucine del re. Il Castello rimase proprietà della famiglia reale dall’anno 1837 al 1881, data in cui venne venduto a privati.
Carlo Alberto iniziò dunque quest’opera di adattamento a castello di caccia e residenza estiva, ma chi ne fece vero uso fu il suo successore Vittorio Emanuele II con i suoi cinque figli.